Amici della Bici Brescia - Ciclisti e sicurezza: pubblicata sul Giornale di Brescia la lettera di Giorgio Guzzoni Amici della Bici Brescia

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Fi calendar 07/06/2017


Una difficile «convivenza» sulle nostre strade

In questi giorni sono apparse sui quotidiani diverse lettere di commento dopo la tragica morte in bicicletta di personaggi noti e benvoluti, il ciclista Michele Scarponi ed il pilota di motoGP Nicky Hayden. Sorprendentemente numerosi commenti, invece di cercare seriamente cause e rimedi, si concentravano sull’indisciplina dei ciclisti, un po’ come dire «se la sono cercata». «I ciclisti attraversano col rosso, percorrono le strade affiancati la domenica mattina, salgono sui marciapiedi». Ogni categoria di utente critica l’altra: «Gli automobilisti parcheggiano sulle ciclabili e sui marciapiedi, non rispettano le zebre»; «i pedoni, per attraversare, invece di guardare la strada consultano il telefonino»; non riporto i commenti coloriti dei camionisti nei confronti degli automobilisti. È chiaro che con questo approccio non si arriva da nessuna parte. Il rispetto delle regole, in questo caso del Codice della Strada, è importante per tutti e con qualsiasi mezzo ci si stia spostando. Se un pedone attraversa distrattamente la strada non rispetta una regola, ma è un delitto sufficientemente grave perché venga condannato a morte con esecuzione istantanea senza processo? Evidentemente no, ma cosa fare? In primo luogo ritengo importante che si ripensi al senso dello stare sulla strada. In alcune delle lettere apparse emerge chiaramente che chi scriveva riteneva che le strade fossero destinate agli automobilisti. Effettivamente la tipologia di sviluppo viario in Italia dal dopoguerra è stato completamente autocentrico, Ma deve essere così? Le strade, in città e fuori-città, servono per permettere gli spostamenti degli umani, cioè dei bambini, delle donne e degli uomini. E questo sia che usino i loro piedi, una bici, un’auto o un Tir. Vi sono strade monouso, ad esempio le autostrade per i mezzi a motore, le piste ciclabili per biciclette, i marciapiedi per pedoni. Ma tutte le altre strade sono condivise, sono promiscue, per cui gli utenti devono imparare a convivere, altrimenti... Altrimenti cosa succede? Succede che in Italia nel solo 2015 sono morte 3.428 persone sulla strada, di cui 1.502 automobilisti, 891 motociclisti, 602 pedoni, 180 guidatori di mezzi pesanti ed infine 251 ciclisti (dati Istat). Si pensi che nel 2015 in Italia vi sono stati 468 omicidi: l’automobile ha fatto 7 volte più vittime di camorra, mafia, ndrangheta, femminicidi, immigrati o nativi e quant’altro messi insieme. Tutto questo è inevitabile? No, e lo dimostrano i dati: i morti in incidenti si sono dimezzati in 12 anni, dal 2000 al 2013; il miglioramento è dovuto ad interventi strutturali (rotatorie, cinture di sicurezza, airbag) e a interventi legislativi e di sensibilizzazione (patente a punti, limiti alcolemici, Ztl...). Ma ora va fatto un altro passo per ridurre questa piaga. Servirebbero strumenti legislativi aggiornati, ma da due anni e mezzo giace in Senato la riforma del Codice della Strada, approvata alla Camera. È uno strumento importante per poter riorganizzare la mobilità su tutta la rete viaria e, soprattutto, per dare il via a un cambiamento culturale. Per la prima volta, infatti, la legge delega mette la «persona» al centro della normativa e individua nella «sicurezza» e nella «mobilità sostenibile» le premesse per la riscrittura delle norme: controllo della velocità, condivisione degli spazi, riorganizzazione del traffico urbano, promozione della mobilità pedonale e ciclabile e del trasporto pubblico, per citare solo alcuni dei punti. Per questo Fiab, insieme ad altre associazioni, istituzioni e sindaci, ha promosso la campagna #codicedisicurezza. I cittadini sono invitati a manifestare la propria richiesta di una sollecita approvazione alla riforma del Codice della Strada con un laccetto bianco, da indossare o da legare al proprio veicolo (bicicletta, moto, auto), e a condividere l’iniziativa sui social. // Giorgio Guzzoni
Consigliere nazionale Fiab, Federazione Italiana Amici della Bici
Gentile Guzzoni, per fare un ulteriore passo nel ridurre i numeri delle vittime sulle strade italiane, che pur ridimensionati restano drammatici, a mio parere richiede un’azione contemporanea su almeno tre fronti. Uno di ordine normativo, relativo alla riforma del Codice della strada. Un secondo di ordine tecnico, con il miglioramento delle nostre infrastrutture e della loro manutenzione. E infine un terzo di ordine per così dire educativo: migliorare i comportamenti personali degli utenti della strada (di tutti, ciclisti inclusi), alla luce dell’attuale «sovraffollamento» della stessa (e norme più severe per i trasgressori incoraggiano di sicuro comportamenti più civili). Così, credo, si potrà arrivare a una maggior sicurezza e miglior convivenza sulle strade. Auspicabilmente anche grazie a un contributo (non corporativo) di associazioni di rappresentanza o categoria come la Fiab. (g.c.)

// Giorgio Guzzoni
Consigliere nazionale Fiab, Federazione Italiana Amici della Bici

 

Gentile Guzzoni, per fare un ulteriore passo nel ridurre i numeri delle vittime sulle strade italiane, che pur ridimensionati restano drammatici, a mio parere richiede un’azione contemporanea su almeno tre fronti. Uno di ordine normativo, relativo alla riforma del Codice della strada. Un secondo di ordine tecnico, con il miglioramento delle nostre infrastrutture e della loro manutenzione. E infine un terzo di ordine per così dire educativo: migliorare i comportamenti personali degli utenti della strada (di tutti, ciclisti inclusi), alla luce dell’attuale «sovraffollamento» della stessa (e norme più severe per i trasgressori incoraggiano di sicuro comportamenti più civili). Così, credo, si potrà arrivare a una maggior sicurezza e miglior convivenza sulle strade. Auspicabilmente anche grazie a un contributo (non corporativo) di associazioni di rappresentanza o categoria come la Fiab. (g.c.)


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